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Lo Deridono perché non ha il Diploma, Rimarranno scioccati da quello che Scopriranno

  • Immagine del redattore: elenaburan
    elenaburan
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Ragazzi, prima di andare via, facciamo una foto di gruppo della classe della terza C.

[Musica]

Tu sei venuta benissimo!

E voi, cosa avete fatto dopo la scuola?

Io mi sono laureata in chimica.

Io, invece, mi sono laureata in economia.

— C’era da immaginarselo!

— Va beh, dai, era una secchione in matematica.

Io mi sono laureata in filosofia, mi è sempre piaciuta tanto. Ho preso 110 e lode, con bacio accademico aggiungerei.

— Ma la smetti di vantarti della tua ragazza, per favore? Lo fai dai tempi delle medie!

Giacomo, e tu invece cosa hai fatto?

Beh, i miei genitori volevano che prendessi la laurea in odontoiatria, sai, per portare avanti l’attività di famiglia.

E tu, Michele?

Io ho preso un master in ingegneria delle telecomunicazioni.

— Ah, complimenti! È avvicinato… Non mi vergogno un po’?

— Eh, perché io ho preso solo la laurea di base in ingegneria.

E tu, Mattia, invece?

Io niente di speciale. Che università hai scelto?

Veramente io non ho fatto l’università, davvero. Ma al giorno d’oggi chi non è laureato?

Io, in verità, non sono nemmeno diplomato.

— Cioè, hai solo la terza media?

Finite le medie, ho iniziato subito a lavorare. La mia prima occupazione è stata come lavapiatti in un ristorante.

— Cioè, fammi capire: quindi lavavi solo i piatti?

All’inizio sì. Non mi faceva schifo, era un lavoro come un altro. Poi, da lavapiatti, sono diventato shader.

— Ah, capisco. È un ruolo superiore?

Beh, è un ruolo che mi ha permesso di diventare shader: coordinavo il passaggio dei piatti dalla cucina alla sala e viceversa.

— Cameriere, hai fatto una carriera!

È stato un duro percorso, ma in ingegneria energetica…

Per il resto, voi avete messo su famiglia?

Io e Serena ci pensiamo spesso, ma finché non avremo raggiunto una certa stabilità economica, non possiamo proprio pensare di mettere al mondo un figlio.

Ma perché non lavorate, Michele? Avevo capito che tu fossi un ingegnere.

—Sì, lo sono sulla carta, ma in realtà sto ancora aspettando un’azienda che possa assumermi.

E tu, Serena, stai lavorando?

Magari. Purtroppo con la mia laurea in filosofia è come brancolare nel buio: c’è tanta concorrenza e poco lavoro.

E voi ragazzi?

Io lavoro nella consulenza, ma spero di trovarne un altro perché facciamo orari massacranti e ho messo poco a frutto la mia laurea in ingegneria.

Anch’io. Al momento faccio la commessa.

E tu, Martina? Stai lavorando?

Io mi sono laureata in storia dell’arte. Adesso sto facendo la guida in un museo, è la cosa più vicina ai miei studi che sono riuscita a trovare.

Io invece faccio ancora l’assistente, ma confido in una promozione che mi possa permettere di gestire un laboratorio.

Ragazzi, mi sembra di capire che qui nessuno è davvero soddisfatto del suo lavoro.

Va beh, vado un attimo in bagno.

Sì, ma vi rendete conto? Matteo Milesi ha solo la terza media! Io già alle medie me lo ricordavo un po’… Voglio dire, almeno qualcosa la saprà fare, tipo leggere e scrivere.

— Certo che è imbarazzante. Comunque, parlare dei nostri percorsi di studio con lui… Ragazzi, che dite, paghiamo il conto e ce ne andiamo?

— Chissà se Matteo ha i soldi per la sua parte.

— Ma secondo voi si può pagare con la carta? Io lo spero, perché non ho abbastanza contanti.

— Signori, il conto è già stato pagato.

— Da chi?

— Da Matteo Milesi, il proprietario del ristorante.

— Il proprietario del ristorante? Beh, per l’esattezza, di tutta la catena.

[Musica]

Ragazzi, lasciate, offro io. Posso permettermi di pagare il pranzo dei vecchi compagni di scuola.

Noi non immaginavamo che tu avessi queste possibilità economiche!

— Chi l’ha detto? Io non ho mai detto nulla del genere. Ma voi cosa pensavate?

— Beh, pensavamo che… mangiasse fuori, invece sei il proprietario di un’intera catena di ristoranti!

— È vero, non ho proseguito gli studi perché ho preferito scegliere un lavoro manuale. Ho faticato molto e ho fatto la mia gavetta, grazie alla quale ho aperto un piccolo ristorante. Poi, con il tempo, ne ho aperti altri e così ho creato una vera e propria catena di ristoranti.

— Davvero hai avuto tutto questo successo, Matteo?

— Scusaci, noi non intendevamo offenderti.

— Purtroppo credo che sia proprio così, ma state pur tranquilli: la vita che ho fatto mi ha insegnato a non prendermela con chi mi ha giudicato superficialmente, perché ho sempre dimostrato con i fatti il mio valore. Anzi, vi dirò di più: con la determinazione e la forza di volontà si possono ottenere grandi risultati, perché non è solo un pezzo di carta a decretare il successo di una persona. E io ne sono la prova vivente.

 
 
 

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